PLEASE STOP #ENDVIOLENCE AGAINST WOMEN

25 novembre 2019 Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne

A CHE PUNTO SIAMO?

Le novità legislative

E’ in vigore dal mese di agosto l’ultima legge n. 69/2019 ormai nota come CODICE ROSSO che ha il fine di rendere rapido ed efficace l’intervento penalistico per garantire la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. E’ un provvedimento sollecitato a gran voce per gestire la “chiassosa visibilità” della violenza di genere, soprattutto dopo la sentenza di condanna dell’Italia da parte della Corte di Strasburgo (CourEdH Talpis 2 marzo 2017). I Giudici della Corte dei diritti umani hanno, tra l’altro, sottolineato “gli atteggiamenti socio culturali di tolleranza nei confronti della violenza domestica”, come in precedenza emerso dal rapporto ONU (Cedaw 2011) in cui il Relatore speciale delle Nazioni unite aveva riscontrato l’esistenza di stereotipi sessisti nei mass media italiani e nel settore pubblicitario e da qui, l’esortazione ad intervenire .

Fermare la violenza non è solo una questione di leggi

L’Italia, come ogni altro Stato che ha ratificato la Convenzione contro la violenza di genere, riconosce “il diritto di tutti gli individui, e segnatamente delle donne, di vivere liberi dalla violenza sia nella vita pubblica che privata” e si è impegnata ad “adottare le misure legislative e di altro tipo necessarie per promuovere e tutelare” questo diritto (art. 1 COE N. 210, Istanbul 2011).

E’ chiaro che non è solo una questione di leggi, ma ciò che conta è la volontà di scegliere ed utilizzare ogni tipo di “misura utile”.

Il sistema normativo è “ottimo e abbondante” dato che le norme interne vengono integrate e coordinate con quelle europee. E’ necessario, invece, puntare sulla prevenzione e sul cambiamento culturale e sostenere la crescita personale e la preparazione professionale di tutti noi che viviamo in una società dove “portare rispetto” verso l’altro è ormai un atteggiamento raro.

L’importante ruolo della stampa

La Convenzione di Istanbul sul contrasto alla violenza di genere affida alla stampa un ruolo fondamentale formulando da un lato, l’appello ad attuare politiche di educazione ed istruzione e dall’altro, un vero e proprio ordine di promuovere campagne e programmi di sensibilizzazione per aumentare la consapevolezza … delle varie forme di manifestazioni di tutte le forme di violenza … e delle loro conseguenze sui bambini (art. 13 COE).

Nell’ attività di contrasto alla violenza di genere possiamo incominciare proprio dalla responsabilità della stampa, non tanto per quello che fa, ma per quello che potrebbe, anzi dovrebbe fare.

La (nuova) protezione del dato personale

La cronaca di questi giorni mantiene in prima pagina gli episodi di violenze varie sino alla uccisione di donne (e talvolta di figli) da parte di persone conosciute o facenti parte della famiglia.

E’ pur vero che nella esposizione della notizia di cronaca accade che sulla “riservatezza” della vittima prevalga la volontà di pubblicare tutta una serie di dettagli ed informazioni per soddisfare la curiosità dei lettori o del pubblico in senso lato.

Come insegna anche la Corte di Strasburgo lo “scopo di aumentare le vendite del giornale” non può essere considerato “un contributo ad un dibattito di interesse generale della società” (CourEdH Brink c. Lituania 25.11.2008).

A ciò si aggiunga che la pubblicazione – attraverso i mezzi di comunicazione di massa – di informazioni personali sulla persona offesa dai delitti sessuali (quali le generalità o le immagini) esige il suo consenso, altrimenti concretizza una attività illecita sanzionata dall’art. 734 bis del codice penale.

Non finisce qui!

Come è noto il valore del dato personale ha ricevuto dal maggio 2018 una efficace tutela derivante dal Regolamento UE n. 2016/679 che rappresenta nuovo strumento di protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali.

Sotto il profilo che qui interessa, l’azione di armonizzazione con il Codice privacy ha portato alla nuova redazione del Titolo XII Giornalismo, libertà di informazione e di espressione (art. 136 e 137 D.lgs. 196/2003)

Ne consegue che la redazione della notizia di cronaca deve tener conto del Codice privacy e deve essere resa nota nel pieno rispetto delle “Regole Deontologiche relative al trattamento dei dati personali nell’ esercizio dell’attività giornalistica” precisate nella Delibera del Garante Privacy del 29.11.2018 (G.U. 4.01.2019).


In sostanza la PROTEZIONE della vittima vulnerabile comporta anche la PROTEZIONE DEL DATO PERSONALE , con conseguente trattamento esclusivamente in modo lecito delle informazioni che la riguardano.

L’osservanza da parte della stampa del preciso puzzle normativo consente di evitare una “vittimizzazione secondaria” che anche a causa della indicizzazione potrebbe provocare dei danni gravi e permanenti.

Si pensi anche alla reiterazione del dramma dei figli delle vittime, che una volta cresciuti si potrebbero trovare davanti a resoconti di cronaca, eccessivi nelle informazioni e nella descrizione di dettagli.

In sintesi, non è una questione di leggi, ma di rispetto della persona.

Il rispetto

Il rispetto non sta scritto nelle leggi, ma di certo nei cromosomi del nostro DNA. Il rispetto è quell’atteggiamento che nasce dalla consapevolezza del valore di qualcosa o di qualcuno, rectius dell’essere umano. “Respectus” è quel “respicere”, quel “guardare indietro” mentre si procede , mentre l’attenzione è tutta diretta in avanti; è quel momento di dubbio, di ricerca, di riflessione che porta a fermarsi un attimo. Ecco, quella spontanea volontà di voltarsi interiormente e di fermarsi davanti alla sacralità dell’essere umano.

I risultati delle statistiche

I dati del rapporto EURES 2019 sono significativi. Sono aumentate le percentuali che riguardano la violenza assistita, la gravita dei reati e delle lesioni provocate, il rischio di vita e l’efferatezza e crudeltà delle azioni. E’ diventato più agevole riconoscere le forme di violenza psicologica e dunque contenerle, mentre sono affiorate le gravi ipotesi di violenza economica. Gli atti di violenza fisica e quella sessuale sono nettamente accresciuti. In particolare, colpisce la efferatezza dei recenti casi di uccisione di donne da parte del loro (ex)compagno di vita dove oltre che provocare la morte della donne si infierisce sul corpo con il fuoco. L’uso del fuoco è simbolico e la storia ne è testimone.

La società civile

Vivere liberi dalla violenza sia nella vita pubblica che privata” è il diritto di ciascuno di noi e ognuno di noi ha la responsabilità di garantirlo e tutelarlo: dal magistrato all’avvocato, insieme alle forze dell’ordine e al giornalista, dal vicino di casa e parente all’insegnante dentro e fuori la scuola di ogni livello, dal collega al superiore, dal cittadino allo straniero.

Siamo tutti pezzi del puzzle della società civile e con ogni nostro gesto possiamo contribuire a creare “le misure necessarie per promuovere i cambiamenti nei comportamenti socio culturali” e vigilare “affinché CULTURA, USI, COSTUMI, RELIGIONE, TRADIZIONE e c.d. “ONORE” non possano essere utilizzati per giustificare la violenza”.

#PLEASE STOP         #ENDVIOLENCE AGAINST WOMEN #TAKEACTION

PRIVACY : CHE COSA E’ IMPORTANTE SAPERE

L’incontro voluto dall’Istituto Tecnico Industriale Angioy – SERALE – Corso d’istruzione per Adulti, dal titolo Privacy: che cosa è importante sapere, è rivolto a tutti noi, perché “ I DATI SIAMO NOI”.  L’ingresso è libero e gratuito.

Si tratta di una iniziativa per creare una cultura della “protezione dei dati personali” e sviluppare in ogni persona la consapevolezza del valore dei propri dati.

L’avv. Antonietta Confalonieri (DATA PROTECTION OFFICER, con certificazione UNI 11697) offrirà una serie di informazione utili ad ogni singola persona, in modo da conoscere i propri diritti, muoversi nel mondo -anche digitale – con consapevolezza sapendo come gestire i rischi e mantenere il controllo sull’uso della propria “identità”. Sarà un invito ad acquisire nuove abitudini, riflettendo su “che cosa è importante sapere” per avere la libertà di rendere “pubblica” la propria vita [scelte, opinioni, preferenze, abitudini, lavoro, numeri identificativi di ogni situazione (auto-conto corrente- telefono-casa-assicurazione-sanità), immagini, voce, viso] senza che vi sia un uso scorretto di queste informazioni, o una monetizzazione, vale a dire che se ne faccia mercato, magari provocando danni di vario genere.

L’incontro nell’Istituto Angioy è stato organizzato in coincidenza con la data del 25 maggio, giorno che segna l’inizio delle nuove regole, imposte con il Regolamento Europeo 679/16 e completate con la modifica del “Codice privacy” D.l.gs. 196/03 effettuata dal legislatore italiano nella scorsa estate.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione culturale perché si passa dal concetto di “riservatezza” a quello di “protezione” con conseguente controllo sul dato. “La protezione dei dati personali è un diritto di libertà”, è lo slogan scelto dal GARANTE PRIVACY.

Il c.d. GDPR 679/16 ha introdotto importanti novità a difesa della privacy: più trasparenza sull’uso dei dati personali, nuovi diritti per le persone, maggiori responsabilità per imprese, enti e Pubblica Amministrazione, sanzioni severe per chi non rispetta le regole, anche fuori dai confini dell’Europa.

L’appuntamento è per mercoledì 29 maggio 2019, ore 17.30 presso l’aula magna dell’ITI G.M. ANGIOY, a Sassari.

Il D.S. Prof. Luciano Sanna introdurrà l’incontro che verrà moderato dal Prof. Francesco Viglietti.

DATA PROTECTION NELLO STUDIO LEGALE

La formazione continua!!

Nello studio legale si trattano dati personali soprattutto di categoria particolare (dati giudiziari e sanitari art. 10 e 9 GDPR 16/679) che impongono al professionista un elevato livello di consapevolezza.

Doveri e diritti orientano ogni avvocato che, al passo con l’evoluzione digitale, padroneggia (o quasi) la tecnologia che pervade anche il sistema giustizia.

La formazione continua dedicata all’AVVOCATO DIGITALE organizzata da ANF ha voluto creare uno spazio intitolato “GDPR e studi legali: misure di sicurezza, prevenzione delle violazioni dei dati, sanzioni.” L’evento è accreditato dal COA di Sassari , con partecipazione in presenza o da remoto.

In linea con la normativa si possono sviluppare best practices : cosa fare, ma soprattutto cosa NON FARE è il file rouge del mio intervento

Lotta contro il razzismo, la xenofobia e la #discriminazione

Iscrizioni sino alle ore 10 del 28 marzo al contatto info@unionedirittiumani.it. La tutela dei diritti umani è lo scopo della Unione forense per la tutela dei diritti umani perciò il programma dell’evento #discriminazioni è stato completato con una precisa richiesta di fermare la #guerra . Con il linguaggio universale della musica degli strumenti degli allievi del Conservatorio Luigi Canepa presentati dal Presidente Avv. Ivano Iai, insieme alle parole e alla presenza di Cristina Ricci, Console del Regno dei Paesi Bassi, con giurisdizione in Sardegna, risuonerà nell’Aula Magna dell’Università di Sassari un condiviso messaggio di PACE

Lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione

Il 28 marzo 2022, alle ore 16.00 presso l’Aula Magna dell’Università di Sassari, si terrà il convegno dal titolo “Lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione”. L’incontro vedrà la partecipazione dell’Avv. Prof. Anton Giulio Lana, Presidente dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani, che interverrà per presentare l’Osservatorio sulla giurisprudenza CEDU avviato dall’Unione e finanziato dalla Fondazione Terzo Pilastro Internazionale. All’incontro, moderato dall’Avv. Antonietta Confalonieri, Referente della sezione Sardegna dell’UFDU, prenderanno inoltre parte: il Prof. Gavino Mariotti, Magnifico Rettore dell’Università di Sassari, la Prof. Paola Piras, Ordinario di Diritto amministrativo nell’Università di Cagliari, l’Avv. Ivano Iai, Presidente del Conservatorio di Musica Luigi Canepa, e l’Avv. Sabina Useli, Presidente della sezione Sassari del Movimento Forense.

Sono stati riconosciuti n. 5 crediti formativi per gli avvocati dal Consiglio Nazionale Forense.

É possibile partecipare, in presenza o da remoto, inviando una email all’indirizzo info@unionedirittiumani.it

Il Modello di codice di condotta per gli avvocati europei

E’ alta l’attenzione del Consiglio degli Ordini Forensi d’ Europa (CCBE) per il futuro dell’avvocatura, come si evince dalle parole espresse nel recente messaggio del Presidente Jamess McGuill che evidenzia le diverse sfide e minacce da affrontare nel 2022 con la certezza che la professione legale europea saprà come superarle.

Il Presidente McGuill non perde occasione per sottolineare l’importanza del ruolo degli avvocati nel rispetto dello stato di diritto, nel lavoro sulla digitalizzazione della giustizia, nonché della necessità di una convenzione europea sulla professione di avvocato. A questo proposito vale ricordare che un Comitato di esperti è stato nominato dal Consiglio d’Europa nel novembre 2021, con l’incarico di redigere il testo della Convenzione. Si intende così superare l’empasse che aveva cristallizzato a mera affermazione di principi la Raccomandazione n. (2000)21, che si poneva l’obiettivo di promuovere la libertà di esercizio della professione forense per il rafforzamento dello stato di diritto e la consapevolezza che un giusto sistema di amministrazione della giustizia deve garantire l’indipendenza del difensore e la piena libertà e sicurezza nell’esercizio dell’attività professionale.

Tra le novità del CCBE a sostegno dell’avvocatura rileva l’adozione a metà febbraio 2022 di un Modello di Codice di Condotta per gli avvocati europei, con il focus su 6 temi essenziali: l’indipendenza degli avvocati, il segreto professionale, i conflitti di interesse i rapporti con il cliente, le parcelle e i rapporti tra avvocati.

Il Modello di codice di condotta vuole essere una fonte di ispirazione non vincolante per i Consigli Nazionali Forensi dei 31 Stati Europei membri effettivi del CCBE e per ogni società di professionisti della legalità.

Il Modello appena adottato (e pubblicato sul sito CCBE) si aggiunge alla Carta dei principi fondamentali dell’avvocato europeo e codice deontologico degli avvocati europei (2010-2013, il cui testo può essere consultato sul sito del CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE)

INTELLIGENZA ARTIFICIALE e DIRITTI UMANI

Rimane alta l’attenzione per il rispetto dei diritti fondamentali quando si ricorre all’uso della intelligenza artificiale, che di certo rappresenta il futuro – già presente – della tecnologia e della ripresa economica e nella trasformazione digitale in numerosi settori.

E’ di questi giorni la dichiarazione di gruppo di organizzazioni della società civile rivolta all’Europa per chiedere una legge sull’intelligenza artificiale (AI) che metta in primo piano i diritti fondamentali.

La dichiarazione, redatta da European Digital Rights (EDRi), (insieme a Access Now, Fondazione Panoptykon, epicenter.works, AlgorithmWatch, European Disability Forum (EDF), Bits of Freedom, Fair Trials, PICUM e ANEC) elenca le raccomandazioni essenziali per guidare il Parlamento e il Consiglio dell’Unione europea nel modificare la proposta di Regolamento del 21.04.2021 che disegna un quadro di riferimento legale volto a normare il mercato dell’Unione Europea dell’IA.

La proposta di “Regulation on a European approach for Artificial intelligence“ ha l’obbiettivo di plasmare la legislazione europea sull’intelligenza artificiale (“IA”), armonizzando, quindi, la normativa applicabile caldeggiando l’innovazione, la sicurezza e la tutela dei diritti individuali.

Si vuole oggi richiamare l’attenzione dell’Europa sull’impatto negativo dell’AI quando è governata in modo scorretto; evidenziando gli effetti negativi dell’uso del riconoscimento facciale e sistemi simili oggi utilizzati che comportano una sorveglianza biometrica di massa. Si richiama l’attenzione sull’uso discriminatorio dell’AI che ha facilitato la deportazione di persone in movimento e negato loro l’accesso a servizi vitali come l’assistenza sanitaria e la sicurezza sociale. Ed ancora si evidenziano come l’uso di sistemi di polizia predittiva abbiano portato ad un aumento dell’over-policing di comunità razziali, della classe operaia e degli immigrati.

La dichiarazione si può consultare al link

https://edri.org/wp-content/uploads/2021/12/Political-statement-on-AI-Act.pdf

https://www.unionedirittiumani.it/newsletter/intelligenza-artificiale-diritti-fondamentali/

il nuovo codice delle comunicazioni elettroniche

Il nuovo codice delle comunicazioni elettroniche entra in vigore alla vigilia di Natale e avrà un impatto a 360 gradi per mercato e consumatori.

E’ stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n.292 del 9 dicembre, il decreto legislativo 207/2021 dell’8 novembre 2021, che attua la direttiva (UE) 2018/1972 relativa al Codice europeo delle comunicazioni elettroniche.

Il decreto legislativo dispone in materia di: reti e servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico, comprese le reti utilizzate per la diffusione circolare di programmi sonori e televisivi e le reti della televisione via cavo; gruppi chiusi di utenti; reti e servizi di comunicazione elettronica ad uso privato; tutela degli impianti sottomarini di comunicazione elettronica; servizi radioelettrici.

La struttura del codice esige una certa abilità dell’interprete perché dovrà districarsi tra i testi modificati e quelli rimasti in vigore. Il Dlgs 207/21, infatti, è costituito da un maxi-primo articolo che sostituisce gli articoli da 1 a 98 del Codice delle comunicazioni elettroniche (Dlgs259/2003) e da altri cinque articoli che si riferiscono principalmente alla diversa collocazione degli allegati al codice, rispetto alla numerazione adottata in precedenza, dai criteri per la Procedura di nomina del Presidente e dei Commissari dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Le novità riguardano il termine dei contratti internet (24 mesi), i poteri sanzionatori per AGcom e il Mise, i prezzi delle frequenze, gli edifici con bollino banda ultra larga.

https://www.unionedirittiumani.it/newsletter/comunicazioni-elettroniche/

Tutti i grandi sono stati bambini

“Tutti i grandi sono stati bambini, una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)” (Antoine De Saint-Exupery)

Novembre è stato un mese in cui ogni adulto – volendo – ha potuto cogliere la fragilità del mondo dei bambini, fatto di diritti enunciati e di diritti negati.

Il panorama delle notizie di cronaca è davvero vasto e coinvolge la vita reale e quella virtuale: dalla tragedia del bimbo di un anno morto assiderato nella foresta al confine con la Polonia a quella della richiesta di censurare la serie Tv “Squid Game” considerata pericolosa da migliaia di genitori. Squid game, infatti, ha avuto un successo enorme tra i giovani, che hanno deciso di riprodurla nella vita reale ed in particolare a scuola, con conseguenti atti di violenze e di bullismo o di esclusione dal gruppo.

Una quotidianità in cui si inserisce, il 20 novembre, la celebrazione della Giornata mondiale dei diritti dei bambini. Dalla Dichiarazione dei diritti del fanciullo (1959) e dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (1989) l’enunciazione dei 10 diritti fondamentali dei bambini: il diritto a giocare e a non lavorare, ad avere una casa ed una famiglia, alla salute e alla alimentazione, all’uguaglianza all’educazione ed infine ad esprimere la propria opinione.

Nella realtà, invece, la negazione dei diritti è evidente: la malnutrizione, la chiusura delle scuole, il lavoro minorile, i matrimoni precoci e forzati. Index 2021 di WeWorld sottolinea come la crisi climatica (con inondazioni, deforestazione, inquinamento idrico ed atmosferico, siccità) incida negativamente sui diritti dei minori in particolare sul diritto alla salute. In una condizione di vulnerabilità ambientale, i bambini sono maggiormente esposti al rischio di subire violenze, sono più facilmente vittime di sfruttamento, devono rinunciare alla scuola, soffrono di disturbi mentali e sono costretti alla migrazione.

La pandemia ha coinvolto gravemente i bambini privandoli soprattutto della scuola, con gravi ricadute sull’inclusione dei minori dal punto di vista dell’istruzione. “L’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia IL FUTURO E’ GIA’ QUI “, redatto da SAVE THE CHIDREN presenta nei dettagli la situazione italiana.

D’altro canto, la pandemia ha velocizzato lo sviluppo della tecnologia e il suo utilizzo anche da parte dei giovanissimi. Da qui, l’’attenzione alla tutela dei minori in rete che ha portato all’ aggiornamento della Raccomandazione sulla protezione dei bambini su internet adottata dal Consiglio OCDE il 16.2.2012. Il nuovo testo contenuto nella Raccomandazione del Consiglio OCDE sui bambini nell’ambiente digitale, è stato presentato ufficialmente a Parigi il 18 novembre 2021.

L’ambiente digitale è stato, in effetti, riconosciuto come essenziale nella quotidianità dei bambini. Le recenti statistiche dimostrano che la percentuale dei giovani che accedono alla tecnologia è cresciuta in modo esponenziale; attraverso il digitale si accede a nuovi canali per l’educazione, a spazi di creatività e modi di interazioni sociali, però la rete presenta seri rischi, quali ad esempio, cyberbullismo, sextortion e violazioni della privacy.

Il nuovo testo della Raccomandazione OCDE vuole offrire un aiuto ai Governi per realizzare azioni efficaci a garantire un ambiente digitale sicuro e vantaggioso per i bambini, per assicurare un equilibrio delicato tra il concretizzarsi delle opportunità che vengono offerte dal digitale e la protezione contro i rischi connessi al suo utilizzo. La presentazione è stata l’occasione per discutere con le parti interessate gli sviluppi e le migliori pratiche politiche; inoltre ha offerto un focus su due questioni chiave della Raccomandazione: la prima concerne la privacy e i dati online dei minori; mentre la seconda riguarda il ruolo delle parti interessate per garantire un ambiente digitale sicuro e vantaggioso per i bambini.

https://www.unionedirittiumani.it/newsletter/tutti-i-grandi-sono-stati-bambini/

IL LEGISLATORE ITALIANO “ASCOLTA” LA CORTE DI LUSSEMBURGO E MODIFICA IL CODICE PRIVACY

ADEGUATA LA NORMA PER ACQUISIRE I TABULATI TELEFONICI

Nella scorsa primavera la Corte di giustizia dell’Unione europea ha pronunciato una sentenza in una vicenda che riguardava l’Estonia (Grande Chambre 2.03.2021/ causa C-746/18 /  Direttiva 2002/58/CE Comunicazioni elettroniche) –  che ha richiamato l’attenzione dei giuristi italiani, in virtù degli effetti diretti e riflessi sul sistema processuale italiano (https://www.unionedirittiumani.it/news/data-retention-e-giustizia-penale/ )

Preso atto della urgenza di garantire lo svolgimento delle indagini in modo corretto alla luce dei principi enunciati dalla Corte di Lussemburgo, il Governo italiano è intervenuto con Decreto Legge n. 132 del 30 settembre 2021 recante “Misure urgenti in materia di giustizia e di difesa, nonché proroghe in tema di referendum, assegno temporaneo e IRAP

E’ stato preventivamente acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali, come dispone il regolamento (UE) 2016/679 e il D.Lgs 18.05.2018, n. 51, attuativo della direttiva (UE) 2016/680.

La penna del legislatore ha integrato e modificato l’art. 132 del Codice in materia di protezione dei dati personali (D.Lgs. n. 196 del 2003) affidando al giudice (come evidenziato dal Collegio europeo) il potere di intervenire nella sfera delle libertà della persona.

La modifica è stata necessaria per garantire la possibilità di acquisire dati relativi al traffico telefonico e telematico per fini di indagine penale ed in particolare di circoscrivere le attività di acquisizione ai procedimenti penali aventi ad oggetto forme gravi di criminalità e di garantire che dette attività siano soggette al controllo di un’autorità giurisdizionale.

La novella prevede che l’acquisizione dei dati presso il fornitore, avvenga esclusivamente con decreto motivato del giudice su richiesta del pubblico ministero o su istanza del difensore dell’imputato, della persona sottoposta a indagini, della persona offesa e delle altre parti private. In caso di urgenza è prevista la nota procedura del decreto del PM seguito dalla convalida del giudice.

Devono sussistere SUFFICIENTI indizi di reato e le indagini devono riguardare l’accertamento di reati puniti severamente (ergastolo o reclusione non meno di 3 anni) oppure si deve trattare di forme gravi di minaccia e di molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono. Rimane fermo il rispetto del termine di conservazione dei tabulati presso il fornitore previsto per legge.

L’ultima parte della norma richiama le modalità di esercizio dei diritti dell’interessato (affermati negli artt. 15-22 GDPR 2016/679) garantite nel Codice privacy,